ESTRATTO DAL
“PICCOLO DIZIONARIO DELL’EDUCATORE WWF”
di Alessio di Giulio
1. ACCENTRARE
Ciò che i nostri educatori cercano di non fare mai: riportare solo a se stessi iniziativa e responsabilità, considerando i ragazzi come degli spettatori passivi.
2. Accettare
Accettare anche chi è diverso e la pensa diversamente da noi, accettare con gentilezza e comprensione. Ben saldi sui nostri principi ma disposti ad accettare ed ascoltare il contributo ed il punto di vista degli altri mentre con gli altri e fra gli altri percorriamo la nostra strada.
3. AFFETTIVITA’ E AMORE
L’elemento affettivo- il voler bene, il provare passione, l’amare ciò che ci circonda- è la base su cui poggia l’impegno in campo ambientale: affetto per gli altri e per l’ambiente. Il desiderio di trasmettere questa passione ad altre persone è la molla che dà la carica all’educatore ambientale.
Senza di essa, restano solo sterili metodi e vuote nozioni. Amare noi stessi e quindi gli altri è ciò che ci circonda, e quindi il bianco, il rosso, il giallo e il nero, insomma il tutto di cui siamo parte paritaria e integrante. L’amore come guida costante per raggiungere il livello più alto di coscienza di cui ciascuno è capace. E quindi con Terenzio “homo sum, nihil humani a me alienum puto” (sono un essere umano, nulla di ciò che è umano mi è estraneo).
4. ANIMALI
Quando di parla di WWF, spesso si pensa agli animali ed, in particolare, al panda. Ed è pure vero che la passione per la fauna selvatica è stata il denominatore comune culturale dei fondatori del WWF. Dopo tanti anni il tema fauna rimane ancora al centro di tanti programmi educativi del WWF anche se la visuale si è andata ampliando passo dopo passo fino a comprendere l’intero ecosistema, le comunità umane, l’economia, le aree urbane… in poche parole il Pianeta intero. Questa è la nostra storia e la nostra evoluzione.
5. APERTURA AL TERRITORIO E LAVORO IN RETE
Rompere i ghetti in cui la nostra società si sta rinchiudendo: ghetti culturali, urbanistici, sociali, economici, di tempi e di spazi in cui stiamo suddividendo il nostro modo di vivere. Siamo consapevoli che se non si riuscirà a spezzare gli infiniti steccati che ci stiamo costruendo attorno, sarà impossibile trovare le risposte ai temi ambientali complessi locali e globali. Solo con collaborazioni, contaminazioni culturali, lavoro in rete, linguaggi comuni, si potrà imparare a progettare assieme il futuro.
La scuola, prima fra tutte, deve mettersi in gioco e aprirsi al territorio. Non più pensare a se stessa come al centro dell’universo (cosa che per altro ben pochi le riconoscono) per divenire a tutti gli effetti un membro attivo della comunità locale e globale.
6. APPRENDIMENTO CONTINUO
Ciò che l’educatore non deve mai smettere di fare è apprendere: dai maestri, dall’esperienza, dai compagni di strada, dai momenti di riflessione personale, dai ragazzi e dai bambini che incontra. Ma soprattutto dalla natura, esempio di mutazione e cambiamento continuo.
7. ARMONIA ED EQUILIBRIO
E’ la suprema aspirazione di ogni ambientalista. Non parliamo di idilliache e bucoliche armonie pastorali ma della capacità di ritrovare un equilibrio tra uomo ed ambiente, pur in un quadro di riferimento che cambia con velocità impressionante. L’armonia che percepiamo in un paesaggio è l’espressione di un raggiunto equilibrio fra le sue componenti. Un equilibrio spesso diverso da quello di origine ma pur sempre in grado , nel corso dei secoli, di ricomporsi e di assestarsi. Quando vediamo un viadotto che sventra una valle montana, ciò che percepiamo è la fine dell’equilibrio e la scomparsa dell’armonia che quella valle sapeva comunicarci. Percepiamo la fine dell’armonia e l’inizio della malattia dell’ambiente. Lorenz, nel suo libro “I sette peccati capitali della nostra civiltà”, sottolinea l’importanza di portare i ragazzi, cresciuti nelle aree metropolitane, a vedere e toccare con mano ambienti naturali intatti. Ciò, sostiene, Lorenz, è fondamentale per formare un concetto di salute e di malattia del territori. Per comprendere ed accettare, aggiungiamo noi, il flusso naturale della vita.
8. ASCOLTARE
Chi si occupa di natura è sempre un buon ascoltatore. Canti, fruscii, schiocchi ci parlano dell’infinita ricchezza e diversità del territorio e, ciascuno con la sua nota, compongono la voce della natura. Ascoltare i segni ora tonanti, ora appena sussurrati della per capirne il significato ed il presagio. Analogamente, chi si occupa di educazione ambientale deve essere sempre pronto ad ascoltare i segni ce l’ambiente umano gli manda. L’idea che non esistono soluzioni preconfezionate ai problemi ambientali e che ciascuno possa dare una utile contributo, fa della capacità di ascolto una delle caratteristiche più importanti per un educatore. Ascoltare le storie dei vecchi e dei giovani. Ascoltare i bisogni, le proposte, le competenze nascoste della gente.
9. AUTONOMIA
Bella cosa- almeno in linea di principio- l’autonomia scolastica. Consentirebbe quell’ apertura al territorio di cui sopra abbiamo parlato. E se. Superati mille problemi dell’avvio, la scuola saprà diventare autonoma e rientrare a pieno titolo nella comunità, potrà dare un enorme impulso ad un’altra indispensabile autonomia: quella dei ragazzi e dei bambini. Oggi spesso privati della possibilità di avere esperienze autonome perché “parcheggiati” in tanti piccoli ghetti (scuola, televisione, corsi, ludoteche..), pensate da altri e immutabili. Autonomia dei ragazzi e della scuola vanno perciò a braccetto: entrambi e vicendevolmente hanno bisogno di ritrovare un loro posto nel territorio e nella comunità. Essere autonomi per arricchire le proprie competenze, per coltivare le proprie vocazioni, unico patrimonio prezioso di ogni individuo.
10. AVVENTURA
Fuoco, Terra, acqua e aria: sperimentare le stagioni e gli elementi naturali; avventura viva, non mediata, che coinvolge tutti i sensi ed i saperi di cui siamo dotati perché ognuno di noi- adulto o bambino- ha bisogno di avventura. L’educatore per primo non deve scordarla mai. Nulla deve divenire mai scontato e rutinario come non lo diventerà mai un temporale estivo.
Avventura e anche trovarsi senza guida a scoprire lo sconosciuto vicino o lontano, contando solo su noi stessi, sulle nostre intuizioni e capacità. Perdendoci nello sconosciuto e ritrovandoci nel noto familiare.
Lasciando il sentiero per scoprire ciò che Machado mette nei versi e Serrat canta “Caminante no hay camino, se hace camino al andar”; “ Caminante son tus huellas el camino y nada mas” (“viandante non c’è sentiero, il sentiero lo crei camminando”; “viandante, le tue impronte e null’altro sono sentiero”).
11. AZIONE DIRETTA
E’ la caratteristica della nostra proposta educativa. Per comprendere i problemi ambientali, non basta leggerne sui libri ma bisogna lavorare sul campo e sporcarsi le mani. Ma anche conoscere non basta: bisogna agire in prima persona per trovare soluzioni. Non delegare. Prendersi cura di ciò che si ama.
12. BARRIERE
Da abbattere riempiendo i vuoti, creando ponti per superare ostacoli incontrati sul cammino, per pensare sempre in termini di “noi” e lasciare il “voi”. Condurre per mano al di là del vuoto, lasciandoci a nostra volta condurre. La barriere che creano ghetti e conflitti; le barriere dietro cui ci rifugiamo in cerca di effimere certezze di fronte allo sconosciuto, all’altro; che sembrano proteggerci dall’ignoto e dalle contraddizioni. Barriere da cancellare per comprendere l’altro e dell’altro nutrirci.
13. BELLEZZA
E’ affine all’armonia di cui sopra. Nei nostri programmi educativi la bellezza di ciò che ci circonda ha una parte importante: Quindi, ambiente non solo come laboratorio per ricerche scientifiche ma come territorio affascinante da esplorare e da amare irrazionalmente. Nei Centri di educazione Ambientale del WWF offriamo prima di tutto una possibilità di stare per un periodo in posti “belli”, in cui si possa stare bene con se stessi e con gli altri. Un progetto di verifica sull’efficacia delle nostre proposte educative ha dimostrato che, a distanza di anni, sono proprio i soggiorni prolungati in ambienti “belli”, più di qualsiasi programma scolastico, a lasciare una traccia indelebile nel cuore dei ragazzi.
14. CAMPI
Campi di tutti i tipi: per bambini ed adulti, di ricerca e di controllo antincendio, estivi ed invernali, stanziali ed itineranti.
Campi per tutti e di tutti, con mille organizzatori e migliaia di partecipanti l’anno. Vera esperienza concreta e diretta di rapporto ed azione diretta con e nella natura. Vero e partecipato momento di vita di gruppo, attorno ad un obiettivo comune.
E allora ancora cento, mille, diecimila campi, rito di iniziazione e di vita reale per generazioni di persone.
15. CAPILLARITA’
Non crediamo più di tanto nelle azioni educative a distanza. Certo libri, manuali, trasmissioni possono essere utilissime per diffondere idee e metodi di lavoro. Ma perché essi si diffondano è necessario che la gente- cittadini, ragazzi e docenti- sia disposta ad accettarli. Solo il contatto diretto fra persone motivate e cittadini può consentire la formazione di un terreno fertile su cui idee e metodi possano attecchire.
16. CENTRI DI EDUCAZIONE AMBIENTALE (CEA)
Un’ idea arrivata in Italia all’inizio degli anni ottanta e lentamente diffusasi: sono strutture spesso di tipo residenziale in grado di ospitare gruppi di ragazzi e di docenti per attività di studio e di osservazione dell’ambiente. In questi contesti “protetti” tante altre cose rientrano in discussione: i rapporti interni al gruppo, il ruolo del docente, il senso di libertà ed autonomia, la responsabilità, il senso del bello…
Sparsi qua e là nella penisola, Il WWF gestisce una quindicina di CEA spesso collocati all’interno di straordinarie aree naturali protette.
17. CITTA’
E’ stato per alcuni anni uno dei campi di battaglia interni al WWF: ci dobbiamo occupare solo di natura o anche di città? La battaglia oggi smembra risolta nel migliore dei modi: città e natura sono riconosciute, anche nella prassi quotidiana, come parti di un sistema comune. L’una influenza l’altra e viceversa. E, soprattutto, nelle città vive la maggior parte della popolazione che, con le sue scelte, determina i destini della natura.
18. COERENZA
Per chi si occupa di educazione, in particolare- ma, a guardar bene per tutti- la coerenza con le proprie idee è la cosa più difficile da raggiungere. Eppure è proprio questo il cuore della sfida ambientale oggi: ormai tutti si dichiarano “ambientalisti”; tanti sono informati di ciò che accade; molti sono pure spaventati.
Ma ben poco cambia: di coerenza in giro ce n’è ben poca. Un programma educativo efficace deve mirare perciò a promuovere non solo conoscenza dei problemi, ma anche azioni dirette per risolverli.
Essere coerenti in prima persona con l’esempio di vita e non cercare soltanto la coerenza negli altri. Coerenti anche perché i ragazzi osservano e giudicano con severità. Un invito al risparmio delle risorse mal si concilia con gli abiti firmati e la roboante automobile. Eppure l’incoerenza è parte costitutiva dell’essere umano: non cerchiamo asceti maniacali. Cerchiamo persone normali che sappiano essere consapevoli delle proprie coerenze e incoerenze e con esse sappiano fare autonomamente i conti.
19. COLLABORARE
Essere sempre aperti alla collaborazione ma al tempo stesso saper individuare con chi e in che termini collaborare. Meglio cercare una intesa con una persona dichiaratamente di una opinione diversa, che illudersi di collaborare con persone affini con le quali però non si è saputo esplicitare diversità di obiettivi e di punti di vista.
Il primo passo per collaborare è cercare di esplicitare i nodi ed i punti di partenza. Solo così è possibile identificare possibili obiettivi o per lo meno i pezzi di strada comuni. Dal fraintendimento nasce il conflitto.
20. COMPETENZA
La sottolineatura degli aspetti più emotivi ed irrazionali dell’educazione- affettività, bellezza, armonia- non deve far credere che il bisogno di competenza passi in secondo piano. Anche qui però, vediamo che per acquisire competenze bisogna essere disposti a farlo e bisogna ritenerle utili a risolvere e comprendere i problemi che ci stanno a cuore.
Nel percorso educativo che proponiamo, quindi, l’acquisizione di competenze segue sempre il momento della motivazione e delle emozioni.
21. COMPLESSITA’
Parola oggi molto di moda e forse un po’ abusata dai guru dell’ambientalismo. Eppure essa racchiude un significato centrale. E’ finita l’epoca della semplificazione della realtà in modelli rassicuranti che puntualmente si rivelavano inefficaci ed incompleti: la realtà è troppo complessa per essere tagliata a fette o ridotta in modelli. Qualcosa sempre ci sfugge. L’unico modo per rispondere a problemi ambientali complessi (che dipendono da una infinità di variabili) è elaborare risposte complesse (che raccolgano saperi e culture diverse), flessibili e dinamiche.
22. COMUNICARE
Non c’è collaborazione fra diversi senza comunicazione. Imparare a comunicare è una delle sfide difficili per chi, come quasi tutti, è prigioniero dei linguaggi del proprio “clan” culturale (c’è il linguaggio della scuola come quello degli ambientalisti, come quello degli economisti, come quello degli operatori sociali ecc.). Per rompere i ghetti ed imparare a progettare insieme il futuro, bisogna per prima cosa imparare a comunicare con la propria comunità locale e globale.
23. CONCRETEZZA
E’ forse il segno distintivo dell’educatore e del volontario WWF. Si trascura forse un po’ l’aspetto filosofico e politico per privilegiare “il fare”, la concretezza. Una concretezza ed immediatezza che permea tutti i programmi didattici del WWF. Si cerca sempre di rispondere alla legittima domanda del docente: “domani mattina a scuola che posso fare su questo tema?”
24. CONDURRE (per mano)
Guidare perché nessuno ha mai insegnato qualcosa ad un altro. Noi possiamo solo facilitare, accompagnare attraverso la conoscenza e l’esperienza perché ognuno trovi la propria strada verso l’amore e il rispetto.
25. CONTESTI FAVOREVOLI
Crediamo che per far guadagnare agli adulti e ai ragazzi il senso di responsabilità (vedi) ed autonomia (vedi) sia necessario creare, non tanto percorsi didattici rigidi ed unidirezionali, ma contesti favorevoli ed elastici che consentano ai ragazzi di trovare il loro ruolo specifico nei progetti e di sviluppare la loro vocazione naturale. Solo in questo modo sarà possibile motivare i ragazzi sui temi dell’ambiente.
26. CONVIVIALITA’
Sentirsi parte di un tutto. Con-vivere con altri popoli agendo, quotidianamente nella coscienza di essere responsabili del futuro di tutti. E’ accettare le differenze è coabitare senza escludere alcuno. E’ includere senza imporre. Fare spazio agli altri, facendoli rimanere altri. Ma è anche sapersi sedere con gli amici attorno ad un tavolo per bere, mangiare, ridere assieme dopo una giornata di sole. Con leggerezza.
27. CREATIVITA’
Qualità importantissima che ci aiuta a trovare le alternative possibili ed a percorrere sentieri nuovi e inesplorati. Ci consente di trovare collegamenti e sinergie tra elementi che prima parevano inconciliabili e distanti per creare così qualcosa di nuovo ed originale.
28. CRITICO (senso)
Il senso critico è uno dei fiori più belli che ci piacerebbe veder crescere nella scuola italiana. Ma anche esso passa attraverso il contatto con mille fonti di informazione diverse, mille contatti diretti con i problemi, mille momenti di scelta autonoma e non preconfezionata.
29. DOCUMENTARE
Presi dalla voglia di fare, pochi educatori WWF si occupano di documentare ciò che fanno. Ciò porta a disperdere idee e risorse ricominciando sempre da capo senza saper far tesoro di ciò che gli altri hanno già fatto. Documentare significa conservare la memoria delle nostre azioni perché diventi memoria di tutto il gruppo. Solo in questi ultimi anni si è cominciato a documentare alcune azioni prioritarie ma… che fatica!
30. DIVERSITA’
Dalla straordinaria diversità biologica della natura e dalla consapevolezza della sua importanza, il passo verso la diversità delle culture e degli stili di vita è stato breve. Come un sistema naturale è tanto più stabile quanto più è ricco di forme viventi che interagiscono, così un sistema umano è tanto più fertile di idee e soluzioni ai problemi dell’ambiente e dello sviluppo, quante più culture e diversità riescono ad interagire e a dialogare.
31. DOVERE
Parola pesante, questa. Evoca un mondo di militari e di costrizioni. Eppure come altro si può chiamare quel sentimento che spinge tanta gente a spender tempo e denaro per difendere l’ambiente?
E’ affetto, certo, ma anche un senso del dovere e della responsabilità individuale. La frase che vorremmo eliminare dal vocabolario nazionale è “chi te lo fa fare?” (in napoletano “chi t’o fa ffa?”).
32. ELASTICITA’ E DISPONIBILITA’
A stemperare la pesantezza della parola precedente, eccone due più digeribili. Elasticità significa essere disponibili a modificare la propria idea ed a cambiare le proprie scelte se si dimostrano inadeguate e peggiori di quelle altrui. Non è in antitesi con la citata “coerenza”. Si è coerenti con dei valori ma si può rimanere elastici sul modo di renderli concreti.
33. ELITARIETA’
Nonostante tra i fondatori del WWF ci fossero diversi nobili inglesi, il WWF si caratterizza oggi come una associazione democratica e di base, largamente diffusa sul territorio. Ma qualcosa di elitario rimane: è la sensazione di privilegio che si prova quando ci si trova in certi ambienti naturali straordinari che con la loro unicità ci danno la sensazione di instaurare con noi- e solo con noi- un rapporto personale ed esclusivo. Ma poi anche questo sentimento si alleggerisce quando il “privilegiato” si fa educatore per consentire ad altri di provare la stessa sensazione e questo senso del privilegio diventa tanto più forte quanto meno è tale. Il privilegio diventa allora il saper apprezzare e cercare queste situazioni uniche.
34. EMOTIVITA’
Molti dei nostri programmi educativi partono proprio dallo stimolare emozioni profonde nei ragazzi. Ed abbiamo verificato che sono proprio queste (un bosco di notte, abbracciare un albero, raccontare una storia intorno al fuoco) che restano impresse nella mente dei ragazzi più di mille nozioni scolastiche.
35. ENTUSIASMO
E’ una forza trascinante che punta in alto e che dall’alto viene quasi come se un dio si calasse dentro di noi e ci desse la sua forza (per i greci l’entusiasta era per l’appunto en-theos “ pieno di divino furore”). Certamente chi - come tanti volontari del WWF- possiede questa forza dentro di sé, è in grado di muovere il mondo. L’educatore deve possederla e coltivarla per trasmetterla per contagio agli altri…
36. ESEMPIO
Il pregio della nostra azione educativa sta proprio nel fatto che il WWF non è una associazione di soli educatori né una associazione proveniente dal mondo della scuola e della ricerca. E’ una associazione di “testimoni” del territorio che, con le loro battaglie ed il loro impegno, costituiscono un libro vivente ed un esempio per tutti i ragazzi che giungono a contatto con loro. Persone che hanno fatto delle scelte più o meno difficili e che desiderano riproporle e condividerle con altri.
37. ETICA
Senza la componente etica, l’educazione ambientale diviene disciplina scolastica. Importante, naturalmente, ma altra cosa. L’educazione ambientale è trasversale alle discipline ma è soprattutto portatrice di valori etici. E questi non si leggono sui libri ma emergono spontaneamente dall’azione diretta e dal mettersi alla prova.
38. FACILITAZIONE
E’ una parola “bruttarella” presa dall’inglese ma davvero insostituibile nel suo significato corrente. Sta ad indicare quell’azione di una persona o di una struttura che aiuta gli altri a lavorare insieme. Aiuta a superare le barriere di linguaggio e di cultura e a trovare soluzioni condivise ai problemi complessi. Un ruolo di catalizzatore di forze latenti e potenzialmente sinergiche ma ancora inespresse e incomunicanti.
39. FINE
Non giustifica i mezzi. Bisogna sempre chiedersi quale sia il nostro fine nell’intraprendere una azione. E bisogna poi domandarsi se questo fine è coerente con le nostre idee, la nostra etica e le nostre strategie. Capire se ha un cuore. Se il cuore c’è e se i mezzi che al fine conducono sono coerenti ed efficaci, nessuno sforzo è sproporzionato e fuori luogo.
40. FORMAZIONE
Ci sono tanti ambiti formativi nel WWF. Nelle azioni di “Capacity Building” (Costruzione di competenze e capacità) nelle Aree Parco o nei corsi di aggiornamento per docenti, molti di noi puntano prima a sollevare interesse e motivazione per poi passare alla vera e propria creazione di competenze. Partire prima di tutto dai bisogni dei partecipanti e non imporre le proprie priorità.
41. FORZA
Per resistere agli ostacoli ed al desiderio di abbandono, alla paura, per proseguire dopo aver inciampato ed essere caduti, rialzandosi sempre senza alcuna garanzia di altra ricompensa che non sia il rispetto per se stessi e la consapevolezza della propria dignità.
42. FRESCHEZZA E LEGGEREZZA
Teniamo sempre, nei limiti del possibile, (e in questo dizionarietto ho fallito in pieno!) di conferire alle nostre proposte un nonsochè di piacevole e non serioso. Un richiamo ad un venticello gratuito, profumato e leggero che sarebbe bello penetrasse anche nelle finestre sbarrate di tante scuole.
Non proponiamo religioni dogmatiche né fedi di partito monolitiche. Proponiamo idee e suggerimenti, contesti favorevoli e catalizzatori.
43. FUTURO
Prima di tutto: i bambini non sono i cittadini del futuro. Sono i cittadini dell’oggi e del futuro. Quindi se vogliono garantirsene uno debbono cominciare da subito ad essere cittadini dell’oggi. Perché il futuro è fatto delle scelte di oggi.
44. GARBO
Quell’insieme di regole etiche, estetiche e funzionali non scritte che rispondono ad una cultura antica e condivisa da una popolazione che definiscono ciò che è giusto fare, ciò che è appunto “garbato” in un continuo, lentissimo processo di evoluzione e adattamento. Nell’evaporazione dei garbi tradizionali di fronte al vorticoso mutare dello sfondo sociale, tecnologico e ambientale, la nuova sfida dell’educatore è quella di ritrovare un nuovo garbo: garbo fra uomo e uomo, garbo fra uomo e natura. Ed educare al garbo i cittadini senza più storia e persi nel proprio stesso ambiente, è il compito più arduo ed affascinante che ci troviamo oggi di fronte.
45. GESTI
Compiere gesti ed azioni anche piccole ma concrete. Gesti che – in contrasto con i fiumi di parole vuote- siano esempio ed affermazione (verso se stessi e verso gli altri) di coerenza con le proprie idee e col proprio garbo.
46. GIOIA
Perché il viaggio dell’educatore è lungo e difficile, spesso frustrante. E il possedere gioia ci consente di affrontarlo ridendo e giocando, quando si può ridere e giocare. Senza annettere alla propria azione un valore supremo e ieratico ma prendendo le cose con leggerezza e con spirito: ritrovare quotidianamente la gioia di vivere e contagiarla agli altri, è forse l’azione più eroica sotto il continuo bombardamento di orrori e di scempi cui assistiamo. “L’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”(Lucio Dalla). Sempre che anche la gioia non venga ridotta e ricondotta ad una mera questione di biochimica e di ormoni.
47. GIUSTIZIA
Dietro alla capacità di indignarsi (vedi) sta il senso della giustizia. A quale giustizia ed a quale diritto ci si riferisca non è sempre ben chiaro, eppure un senso del diritto c’è, non scritto, dentro tanti di noi.
48. GRUPPO
Far crescere gli altri all’interno del gruppo di lavoro: un buon educatore deve essere in grado di comunicare al gruppo la propria energia positiva per esserne continuamente contraccambiato.
Connettersi con gli altri membri del gruppo è la regola base per ottenere il massimo della creatività, del benessere, della chiarezza. Proprio dai nostri interlocutori, mentre interagiamo con loro, riceviamo messaggi e contributi spesso inaspettati: un’idea, un progetto, una soluzione: probabilmente proprio ciò che stavamo cercando e non riuscivamo - da soli- a trovare.
49. HIGH TECHNOLOGY
L’informatica ed Internet avevano preso una brutta piega al momento del loro ingresso nella scuola. Spesso venivano e vengono usate solo come strumenti per simulazioni e per ipertesti che si esaurivano all’interno del computer stesso. Oggi il WWF, sull’onda del Piano Multimedia del Ministero della Pubblica Istruzione, propone un uso più responsabile del computer e delle reti, che mira a collegare il lavoro diretto sul campo con l’elaborazione dei dati al terminale, a facilitare la comunicazione fra scuole e fra siti, a valorizzare le informazioni raccolte localmente dai ragazzi per sovrapporle a quelle disponibili nei vari siti Internet.
50. INDIGNAZIONE
La “capacità di indignarsi” sta diventando una merce rara nel nostro Paese. L’assuefazione alla mediocrità ed alla disonestà imperanti e capillari sta spegnendo un numero crescente di persone, nel nostro pingue quotidiano. Eppure è proprio l’indignazione la molla per la reazione. Bisogna coltivarla ed annaffiarla come un fiore raro.
51. INDIPENDENZA
Il WWF è un’associazione indipendente sia sotto il profilo economico che politico. Ciò ha garantito e garantisce l’assoluta libertà nel levare la sua voce ed organizzare le proprie azioni. Anche sul piano educativo. In molti casi il WWF collabora con le istituzioni politiche ma in nessun caso queste collaborazioni ci hanno spinto a tacere eventuali reati o inadempienze delle medesime. Ciò è tanto più vero nel campo dell’educazione che viene utilizzata da molti enti pubblici per darsi una ritinteggiata di verde in un campo che apparentemente, “non da fastidio a nessuno”.
52. INNOVAZIONE
E’ uno dei più forti capisaldi dell’azione educativa del WWF. Innovare significa rompere la routine scolastica e ravvivare l’interesse. Innovare significa saper rispondere con proposte e metodi originali al mutare delle condizioni sociali ed ambientali dello sfondo. Significa mantenere viva una proposta culturale. Certo ogni proposta nuova richiede tempo per essere accettata, adattata e fatta propria e spesso si corre il rischio di ricadere in una sorta di “consumismo culturale” che tende a buttar via, come superati, metodi didattici e contenuti che hanno ancora tanto da dire e da dare. Quindi innovazione sì, ma rispetto per i tempi dell’evoluzione culturale.
53. INTERNAZIONALITA’
Il WWF è un associazione internazionale. Ciò ne fa una delle strutture meglio posizionate per creare progetti con le altre nazioni e stimolare la collaborazione tra scuole di Paesi diversi. Ne abbiamo promossi parecchi negli ultimi anni. Gemellaggi fra le scuole italiane e quelle ugandesi in difesa dei Parchi di quel Paese. Collaborazione tra Paesi mediterranei per produrre materiali comuni sulle foreste che fossero la base di collaborazioni fra scuole e di gemellaggi previsti dal programma Socrates dell’U.E.
Monitoraggio dello stato delle foreste con le scuole svedesi. Campi internazionali per adolescenti e tanti altri. Uno dei metodi migliori e più stimolanti per collegare il locale col globale.
54. INTERESSE PER CIO’ CHE CI CIRCONDA
Figlio maggiore dell’affetto per ciò che ci circonda è l’interesse, la curiosità. Un affetto passivo porta poco lontano mentre l’interesse attivo per l’ambiente è la chiave di volta per la partecipazione dei cittadini. Ciò significa che i programmi didattici che si propongono debbono essere stimolati, debbono stuzzicare la curiosità ed il desiderio di capire e di trovare soluzioni. L’interesse crea il terreno favorevole a ché le competenze mettano radici e vengano spese efficacemente. Quindi non percorsi didattici predigeriti ma piste di indagine aperte in cui i ragazzi possano far crescere il loro interesse e verificare le proprie vocazioni.
55. KITSCH
E’ l’esatto opposto di quando esposto nel punto precedente. Per ogni nuovo problema che si affaccia in campo sociale (droga, abbandono scolastico, immigrazione, incidenti d’auto, microcriminalità, emarginazione) viene confezionata una nuova “educazione trasversale” (ne sono state censite più di venti!) in un apposito pacchetto che i docenti sono tenuti ad adottare a scuola. Tanti pacchetti preconfezionati e tanti specialisti, quasi questi problemi non fossero tutti aspetti del medesimo problema: lo spaesamento e lo sradicamento dei ragazzi, la fine dei valori forti, la perdita dei riferimenti tradizionali. Sono tanti kitsch che non risolvono i problemi ma che diventano ennesime routine scolastiche che ancora una volta affrontano la realtà tagliandola a fette. Una via per uscirne c’è: ne ho accennato nel punto precedente.
56. LEGAME COL TERRITORIO
Il grande malato delle cultura contemporanea è proprio il legame culturale, affettivo e fisico dei cittadini col territorio. Sempre più spesso si ha a che fare con i ragazzi completamente estranei al loro ambito di vita. Magari informatissimi dei disastri ambientali di mezzo mondo, non sono in grado di leggere le patologie o i pregi che il loro territorio presenta. Se vogliamo dei cittadini responsabili ed attivi, dobbiamo tentare di ricucire il legame col territorio. Va da sé che è ben difficile definire quale sia oggi il territorio di vita di ciascuno. Si vive in un luogo, si studia e si lavoro in un altro, ci si diverte, ci si incontra e si fanno acquisti in altri ancora. Eppure dobbiamo sforzarci di far recuperare ai ragazzi quante più relazioni possibile col territorio, col suo presente e con la sua storia.
57. LENTEZZA
Riappropriarsi dei ritmi naturali. Bandire la fretta nelle azioni e nei percorsi educativi; riempire di significato ogni parola, ogni gesto, ogni sguardo. Perché tutto, anche la cosa più insignificante è degna di attenzione. Non farcire, perciò, i percorsi educativi di mille azioni e stimoli ma lasciare il tempo perché ogni tappa possa essere digerita ed interiorizzata secondo i tempi differenti di ciascuno.
58. LOCALE E GLOBALE
Agire localmente, pensare globalmente. Una prassi, più che una scelta con cui i cittadini del terzo millennio dovranno familiarizzare in fretta. Nella vita di tutti i giorni la dimensione locale si intreccia con quella globale. Le comunità locali si indeboliscono mentre ancora non possiamo dirci a pieno titolo cittadini del villaggio globale. Educare all’ambiente, in questo contesto, diviene un problema sempre più arduo. I ragazzi di oggi, preso il contatto diretto col “luogo” di vita (le città e di quartieri tradizionali), divengono sempre di più i cittadini di “non luoghi” (centri commerciali, autostrade, ciberspazio, televisione, fast food). Trovare nuovi modi per essere cittadini del villaggio globale è la sfida per educatori del futuro immediato.
Ha ragione l’antropologo francese Marc Auge che vede nei “non luoghi” i primi terreni franchi per la comunità globale di domani, o hanno ragione coloro che predicano il ritorno alla tradizione, al locale ed al “sotto-casa”? tema difficile da districare ma terribilmente affascinante.
59. MAGIA
Dell’uomo, della vita e della natura. Non teniamola mai fuori dalle nostre proposte educative.
60. MOTIVAZIONE
Ne abbiamo già parlato sotto diverse voci precedenti. Qualcosa però ancora si può aggiungere. Perché L’Educazione Ambientale diventi cittadina della scuola italiana a pieno titolo, è indispensabile che i docenti siano motivati nei suoi confronti. Questa motivazione si può ottenere in vario modo: promuovendo un efficace meccanismo di consultazione dei docenti ed ascolto dei bisogni; riconoscendo loro il nuovo ruolo sociale di “facilitatori” che aiutano i ragazzi a ritrovare un ruolo sul territorio; consentendo ai docenti di partecipare liberamente ad efficaci corsi di aggiornamento esterni ed a veri anni sabbatici magari anche all’estero; riconoscendo il merito di chi si impegna di più e con più capacità; stimolando l’apertura della scuola al territorio ed il lavoro in rete con altre scuole e istituzioni; promuovendo scambi culturali con altre città o con Paesi stranieri; semplificando la maledetta normativa scolastica che consente tutto ed il contrario di tutto ma sempre a rischio del docente.
61. NATURA
La natura con gli animali di cui abbiamo già parlato sono il terreno di origine dell’azione del WWF. Ma si tratta di una natura non lontana e idealizzata (la “pornoecologia”- come la chiama l’antropologo Franco La Cecla- delle fotografie patinate delle riviste di natura) ma qualcosa con cui sporcarsi le mani.
La natura non è qualcosa di bello ed impossibile ma un ambito di vita da rischiare, da amare e da difendere.
62. NON SCOLARITA’
Il WWF si propone come associazione che collabora con la scuola ma che, nonostante ciò, rimane una struttura non scolare. Con la scuola condividiamo obiettivi educativi ma non ne adottiamo i tempi, le schematizzazioni, la struttura disciplinare, la rigidità organizzativa. Il modello di educazione che proponiamo è diversificato, flessibile, aperto e soprattutto legato al territorio.
Perciò salutiamo con piacere i primi timidi passi di apertura e di de-scolarizzazione della scuola. Perciò non vogliamo una “nostra” scuola dell’ambiente alternativa a quella esistente. Vogliamo dialogare con la scuola conservando la nostra cultura del territorio e la nostra storia.
63. OASI
Più di cento in Italia con migliaia di ettari di territorio protetto ed aperto alle visite, alla ricerca, all’educazione. Vero cavallo di battaglia del WWF, sono frutto di piccole e grandi battaglie locali di mille volontari e “testimoni” del territorio. E diventano sempre più delle autentiche palestre per giovani naturalisti.
64. (…)
65. (…)
66. PARTECIPAZIONE
“Libertà è partecipazione” diceva Gaber negli anni settanta e forse questa parola è stata un po’ abusata fino a svalutarsi. Noi la riproponiamo come asse portante dei processi di sviluppo delle aree rurali ed in quelli di pianificazione urbanistica dal basso: non partecipazione astratta in ambiti decisionali che i cittadini non possono padroneggiare ma intervento diretto idi tutte le categorie sociali a quei momenti di pianificazione e lavoro che toccano direttamente la loro vita quotidiana. Partecipazione sul “sotto casa”, partecipazione nell’identificazione di attività produttive sostenibili nelle Arre Parco, partecipazione sulla “Agenda21” locale.
67. PICCOLO E’ BELLO
Diffidiamo, così nell’educazione come nel complesso dei temi ambientali, delle soluzioni generali che vanno bene per tutti. Ogni proposta ed idea deve essere contestualizzata nel territorio in cui si applica. Meglio ancora se le nuove soluzioni e le metodologie didattiche vengono elaborate a livello locale pur mantenendo canali di comunicazione aperti verso ciò che si sta sperimentando altrove.
68. POESIA
La poesia della natura nelle sue manifestazioni più clamorose e più nascoste. Quanti poeti e scrittori hanno attinto a piene mani dalla poesia, dalla musicalità e dal ritmo della natura. E, in un gioco continuo di sponda, dalla poesia della natura si passa a quella raccolta sulle pagine dei libri e dalla suggestione di queste si torna a ricercare la poesia della natura.
69. QUALITA’
La qualità è da sempre posta in antitesi alla quantità. La sfida che vogliamo porre sta nel coniugare questi due poli apparentemente opposti. La diversificazione delle soluzioni e delle proposte didattiche a partire da un’idea iniziale, la ricerca di vie diverse allo sviluppo sostenibile, mirano a diffondere quantitativamente sul territorio idee e prassi didattiche qualitative. Il “piccolo è bello”, della voce 67, non è un inno al localismo o all’isolamento: è la proposta di una via per conciliare quantità e qualità in un sistema che fa dell’estrema diversificazione il proprio perno. Un sistema diversificato ed intercomunicante: questa è la rete scolastica che sogniamo e che si rapporta con una comunità umana con le medesime caratteristiche.
70. RESPONSABILITA’
Eccoci ad un’altra parola chiave nel nostro ragionamento. Troppo spesso, anche nei programmi di Educazione Ambientale il docente a condurre il gioco. I ragazzi si vedono assegnare compiti e ruoli in cui non si ritrovano ed il cui disegno è esclusivamente nelle mani del docente. Il WWF propone una rivisitazione dei ruoli classici di docente e discente. Se l’obiettivo dell’Educazione Ambientale è quella di motivare e responsabilizzare i cittadini, i metodi adottati per raggiungere questo scopo debbono mirare ad individuare assieme ai ragazzi un obiettivo ed un percorso di lavoro condiviso, con ruoli e responsabilità precise all’interno del gruppo. Il senso di responsabilità nasce dal padroneggiare strumenti di lavoro e garantire risultati. Nasce dal non delegare ad altri il proprio ruolo. Dal conoscere e condividere la meta che ci si prefigge. Dal rispetto per le diverse vocazioni e intelligenze. Solo così l’educazione ambientale sarà una vera palestra per la vita del cittadino.
71. RISPETTO, STUPORE, MERAVIGLIA E SACRALITA’
Quattro parole che parlano del nostro modo di intendere il rapporto con la natura e con l’ambiente. Sono sentimenti che cerchiamo di infondere nei nostri programmi educativi e che sono vicini al sentire dei bambini. Come prima ho parlato della capacità di indignarsi, qui parlo della capacità di stupirsi, di provare rispetto per quel che di sacrale e di incomprensibile la natura nasconde. Sono le colline del D’Annunzio che sembrano conservare un mistero, come labbra che un divieto chiuda. E’ quel senso di smarrimento che ci coglie di fronte a paesaggi grandiosi. Vorremmo che tutti, bambini ed adulti avessero la possibilità i sentire il “brivido sacro” che la natura ci comunica. Nulla è scontato e conosciuto con sicurezza. Come la vita si rinnova sempre, così anche noi dovremmo sempre mantenere un animo bambino, capace di scorgere ciò che di meraviglioso e di stupefacente c’è nei particolari più impercettibili che compongono il gioco della vita.
72. SCEGLIERE
Imparare a scegliere anche ciò che è difficile da accettare ma che riteniamo giusto. Imparare a decidere anche nel dubbio delle situazioni complesse ed inestricabili che il mondo globalizzato ci pone. Ecco un’ennesima sfida educativa di oggi: insegnare a scegliere pur in assenza di sistemi ideologici e scientifici o di saperi tradizionali che ci sostengano, ci consiglino, ci proteggano.
73. SEMINARI E FIERE DEGLI EDUCATORI WWF
Luoghi e momenti di incontro e di scontro. Di svago e di lavoro. Croce e delizia. Pane, vino, idee, giochi e fatica. Per ritrovarsi tutti, per imparare, per insegnare, per riconoscersi parte di un gruppo.
74. SEMPLICITA’
E’ la caratteristica dello stile di vita che vorremmo avere. Non significa solamente privarsi dei beni o di consumi e vivere ciò come una rinuncia monastica. Significa trovare valori e passioni che valgano di più di ogni consumo. Non vogliamo dire semplicemente “non usare l’auto purché è dannosa all’ambiente”, preferiamo piuttosto dire “uso poco l’auto perché mi piace di più andare in bici”. Non proponiamo liste di divieti e di rinunce da fare per difendere l’ambiente ma valori e proposte alternative.
75. SILENZIO
Il silenzio che ascolta. Il silenzio che finalmente sente tutto ciò che c’è da sentire nell’uomo e nella natura. La musicalità del silenzio, l’emozione del silenzio. Parlare con gli occhi e con i gesti spazzati ormai via da fiumi di parole.
76. SOLDI
Fare educazione ambientale costa. Difendere l’ambiente costa. Il WWF nasce come fondo che raccoglie risorse da destinare a progetti di conservazione e di educazione e, nonostante tanti anni di evoluzione e di crescita, ha mantenuto saldo questo principio: chiedere ai cittadini fondi per la difesa dell’ambiente non solo è una azione necessaria ma garantisce quell’indipendenza e quella libertà che sono alla base del proprio operare.
Quindi non solo non ci vergogniamo di raccogliere fondi, ma lo riteniamo una dimostrazione di dignità e di onestà. Il migliore attestato che non siamo parte di nessun carrozzone clientelare.
77. SPONTANEITA’
La spontaneità iniziale di un bambino quando ancora non importa dire di essere ciò che gli altri si aspettano che noi siamo e diciamo.
78. STORIA, STORIE
Le tante componenti del WWF hanno storie diverse. Storie personali, locali, nazionali ed internazionali. L’insieme di queste storie costituisce il WWF di oggi. Come l’insieme di tante storie diverse è il patrimonio e l’identità di un paese. Sono queste storie che cerchiamo di raccontare e di testimoniare nei nostri programmi educativi. Scelte, difficoltà, passioni, battaglie, incomprensioni, vittorie e sconfitte. Non proponiamo modelli elaborati al tavolino: raccontiamo noi stessi.
79. SVILUPPO SOSTENIBILE
Quando in Inghilterra ci hanno parlato per la prima volta di educazione allo sviluppo sostenibile, molti educatori di diversi Paesi hanno rizzato il pelo della schiena (ne erano dotati quasi tutti): una nuova ennesima “educazione” andava ad affiancarsi alle altre prima ancora che la stessa educazione ambientale avesse guadagnato piena cittadinanza nella scuola!
Poi, poco alla volta, l’idea ha cominciato a chiarirsi e a piacerci: non era nulla di realmente nuovo ma il frutto del dialogo, dopo il Congresso dell’ONU a Rio nel 1992, fra educatori ambientali- attivi nei Paesi industrializzati- educatori allo sviluppo- attivi nei Paesi industrializzati- ed educatori allo sviluppo- attivi nei Paesi poveri del terzo mondo.
Nel primo mondo si tendeva ad affrontare il problema “a valle” occupandosi delle conseguenze del nostro stile di vita sull’ambiente ma ben poco delle radici culturali del degrado. Al contrario, nel terzo mondo si educava allo sviluppo le popolazioni povere senza curarsi troppo delle cause della povertà e delle conseguenze ambientali. Da questo dialogo è nata una proposta più interessante e certamente innovativa. Si tratta di educare a comprendere le cause prime del degrado ambientale e della povertà di due terzi dell’umanità e di tracciare vie allo sviluppo che garantiscono a tutti – umani e non umani- il diritto a una vita dignitosa e ad un futuro.
80. TEMPO E TEMPI
La nostra era è caratterizzata dalla fretta e dalla “penuria di tempo”. L’evoluzione culturale, però, richiede tempi lunghi. Ogni persona ed ogni bambino ha tempi diversi. Il contatto prolungato con la natura o la partecipazione diretta a progetti di conservazione, consente ai ragazzi di scoprire i propri tempi ed i propri ritmi. La riscoperta della lentezza e del saper attendere.
81. UMILTA’
Umiltà nei confronti della natura significa non pretendere di capirne a pieno il funzionamento. Significa porsi in posizione di ascolto e di rispetto verso qualcosa che è più grande di noi e più complesso del nostro cervello. L’umiltà ci consente di aprirci senza preconcetti alle proposte altrui e nel valorizzarne il contenuto. Significa essere pronti a cambiare idea se la nostra si dimostra errata. E’ l’unico atteggiamento, credo, che possa consentirci di trovare risposte ai problemi dell’ambiente. Chi crede di avere le soluzioni in tasca è un illuso.
82. VALORIZZARE
Ho accennato a questa parola quando parlavo dei “contesti favorevoli”. Per anni la valorizzazione di un territorio è stata sinonimo di scempio ambientale. E per molti ecologisti essa è ancora un tabù. Qui ne propongo un’accezione diversa: valorizzare significa far emergere le potenzialità positive e le idee di una persona o di una comunità (scolastica, di quartiere, rurale..) e dare loro piena cittadinanza nel dibattito per trovare soluzioni. Il valorizzare somiglia molto al lavoro di un talent scout che riesce ad individuare e far emergere il campione nelle squadre giovanili.
Significa dare coscienza a ciascuno delle proprie potenzialità e competenze, permettendo così l’emergere e l’interagire di tante intelligenze nascoste. E’ la premessa per trovare soluzioni valide ai problemi complessi con cui ci misuriamo.
83. VERITA’
La verità non esiste e noi educatori del WWF non crediamo certo di averla in tasca. Ciò porta ad un atteggiamento di disponibilità verso le opinioni altrui, fondamentale in democrazia e nei sistemi complessi (vedi). Ma l’assunto socratico che è vero ciò che un gruppo di persone, avendone discusso, ritiene tale e rimane vero fino a che il gruppo non muta opinione, scricchiola in una comunità umana sempre più vasta, complessa, interconnessa e diversificata. Eppure è palpabile il rischio che corre il bambino di oggi che crescerà nel relativismo e nella cultura della globalità (ogni spillo che muovo qui, produce un effetto all’altro capo del mondo, ogni opinione che ho può essere contraddetta da situazioni diverse in altri luoghi vicini o distanti). La sfida sta nell’imparare a decidere anche in assenza di certezze e nel considerare il dubbio il costante compagno della nostra vita. La capacità devastante dell’uomo di oggi di portare modifiche nell’ecosistema non conosce precedenti nella storia. Solo col criterio del minimizzare il rischio e del tenere conto di tutte le opinioni e competenze possibili può costituire un’ancora di salvezza. Siamo arrivati a toccare il cuore della macchina ma non sappiamo ancora come funziona.
84. VOLONTARIATO
Si è molto parlato degli eserciti di volontari che si adoperano in Italia su mille fronti diversi. Anche per il WWF il volontariato- impegno diretto e gratuito- è stato ed è una delle principali risorse. Nel campo educativo, a fianco di tanti volontari che lavorano con le scuole, si sono costruite diverse cooperative di professionisti che garantiscono una gamma ampia e continuativa di proposte didattiche: i volontari rappresentano spesso per la scuola una risorsa preziosa come testimoni di impegno e come concentrati di competenze sul territorio. I soci delle cooperative garantiscono, invece, una maggiore strutturazione dell’offerta educativa ed una più forte professionalità. Integrare queste due componenti in un progetto educativo più forte e sinergico è il difficile compito che stiamo affrontando negli ultimi anni.
85. ZZZZZZZZZZZZZZ, LA ZANZARA
Vasto raggruppamento di insetti ditteri, dediti almeno le femmine, a pungere e a succhiare il sangue. Con la Z non mi veniva niente di pertinente ma forse una caratteristica delle zanzare può essere selezionata: quella di essere pungenti e di non adeguarsi mai, senza riflettere, al sentire comune o a ciò che i media o i kitsch dominanti ci impongono.
86. ED ORA DOPO TANTE PAROLE……ZZZZZILENZIO